sabato 10 febbraio 2018

Come insegnare i valori dell’antifascismo?


Articolo da Pressenza

Per me ormai è l’unica vera questione, quella del risorgere del fascismo. Sarà pure un’ossessione, come spesso si critica a chi è convintamente antifascista, ma a me invece sembra l’unica priorità, l’unica cosa che conta. Da insegnante e da cittadino penso che abbiamo già fallito. Non abbiamo saputo, e non hanno (le generazioni precedenti) saputo trasmettere i valori dell’antifascismo. Gente vicina, familiari, amici che sembrano ormai completamente fagocitati dalle logiche e dagli schemi proposti dalla tv e dai social. Sempre e solo due tifoserie, sorde a quello che è la motivazione avversa, e cieche a una realtà sublimata dalle percezioni paurose e ansiogene dei media.

Era facile, per quei pochi attenti alle parole dell’insegnante e che avevano uno spirito critico sufficiente, capire che la crisi genera paura e la risposta alla paura è l’ordine. Ma quando la paura la vivono e nella crisi ci sono dentro, una parte delle persone che ascoltavano quei discorsi, e che erano pronte a ripetere quelle lezioni con distacco, adesso si ritrovano a non sapere riconoscere cosa può essere il fascismo. Inoltre si sentono persino irritati quando, trovandosi d’accordo con le affermazioni di certi politicanti xenofobi, non riuscendo a capire cosa sia fascista e xenofobo e cosa non lo sia, danno del “buonista” a chi invece, a torto o a ragione, gli fa notare che certi comportamenti lo sono.

Ma oggi che mi ritrovo dalla parte dell’insegnante, non posso affrontare questo problema senza analizzare con gli alunni le cause di questo rigurgito nero che sta inondando e che inonderà il mondo. Quando leggi i commenti alle pagine di Salvini, gli articoli di Libero o ascolti per 30 secondi le cafonate in tv, ti rendi conto che non c’è soluzione. Fra qualche giorno inizierò a spiegare il fascismo in classe e mi sono fatto varie domande.

A cosa serve insegnare il fascismo, ripercorrere il torpore che abbracciò una classe politica e un popolo tutto intero, e che lo portò all’inazione di fronte alla violenza volontarista di un gruppo di persone armate di odio, odio e ignoranza, se oggi non siamo disposti a smuovere il nostro culo dalla sedia per una manifestazione, troppo fieri di aver fatto il nostro dovere con un like?

A cosa serve spiegare che un personaggio come Mussolini scatenò violenze in tutta Italia, agitando le paure e le angosce delle persone, con lo scopo di presentarsi come il pacificatore, seguito dai conservatori liberali italiani che pensavano di sfruttarne l’ascesa, se oggi quell’avvoltoio di Salvini fomenta da anni odio contro gli immigrati e parla di voler pacificare un paese afflitto “da uno scontro sociale”, che è stato proiettato da lui e da una classe politica (PD, M5S, FI etc), troppo opportunista per non cavalcare quest’idea nella speranza di racimolare i voti degli impauriti?

A cosa serve insegnare che il fascismo voleva rompere, stravolgere gli accordi di una “vittoria mutilata”, e la Germania di Hitler voleva rompere con i Trattati di Versailles, che tanto somigliano, nell’idea diffusa dai media a delle prese in giro, ai trattati europei e al Fiscal compact di oggi?

A cosa serve spiegare che dietro l’azione di puntare il dito contro un gruppo di persone (ebrei, musulmani o migranti) c’è sempre la volontà di nascondere, più o meno inconsciamente, il fallimento non solo di una classe politica, ma di una comunità di persone che quella classe politica hanno il diritto di scegliere e il dovere di sorvegliare?

A cosa serve insegnare il fascismo se l’Italia, secondo l’Ocse, risulta al primo posto nella classifica degli analfabeti funzionali, ovvero è formata per metà da persone che non sanno leggere tra le righe, senza cadere nel complottismo, e non hanno nemmeno il primo grado di lettura di un documento?

A cosa serve insegnare il fascismo, se poi sento ripetere da persone che sono mie coetanee, o addirittura da gente più grande di me, i cui padri hanno vissuto quell’epoca, che c’è un problema immigrazione e c’è un problema sicurezza, senza capire che questi “problemi” non sono altro che lo specchietto per le allodole per nascondere le cause e i responsabili di queste crisi?

A cosa serve spiegare che in quel periodo l’insofferenza per la democrazia era tale, che ci si affidò ad un capo perché la politica non era capace di dare delle risposte, se da anni l’uomo “qualunque” si sente frustrato dall'impossibilità di incidere nelle sorti del proprio paese e della propria persona per delle ragioni secondo lui appartenenti alla volontà di quelli che definisce come “poteri forti” che tirerebbero le fila del mondo?

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Fonte: Pressenza


Autore: 
Tobia Savoca 

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da Pressenza


18 commenti:

  1. Caro Vincenzo, io che ho vissuto il fascismo, sono sicuro che non passerà e dico viva la libertà e la democrazia.
    Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Oggi è anche l'anniversario della dtrage delle Foibe, peccato che non se ne parli tanto... bel post!

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    1. Sulle foibe ci sono storie contrastanti e il fascismo ha fatto un po' di revisionismo storico.

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  3. Ricordare ricordare ricordare come e cosa si visse in quel ventennio... sempre!

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  4. Articolo interessante, anche se non capisco il passaggio "gli accordi di una “vittoria mutilata”, e la Germania di Hitler voleva rompere con i Trattati di Versailles, che tanto somigliano, nell’idea diffusa dai media a delle prese in giro, ai trattati europei e al Fiscal compact di oggi?" Questi ultimi vanno in buona parte rivisti e cancellati, ed è colpa di una presunta sinistra averli accettati e imposti al popolo, come una cosa caduta dall'alto.

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    1. Gli accordi europei sono solo a favore dei poteri forti e non alle persone comuni.

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  5. Bisogna tramadare la memoria, ma ormai il negazionismo dilaga ovunque.
    Un saluto!

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  6. Lottare ogni giorno, come ieri a Macerata.

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  7. Grande articolo, invito tutti a leggerlo fino in fondo cliccando sul link, per rendersi conto di come insegnare e far recepire cosa davvero sia stato il fascismo sia oggi, più che mai, essenziale.

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