lunedì 16 ottobre 2017

La prevenzione salva dai terremoti


Articolo da Eddyburg.it 
di Roberto De Marco

Dopo i terremoti devastanti, superato il primo drammatico impatto, i governi di ogni stagione hanno dovuto sempre recuperare una condizione penalizzante: l’esito troppo severo, un lutto immenso, la penosa desolazione dell’impotenza manifesta nel dare protezione. Si cerca di rendere accettabile ciò che non lo è, le giustificazioni sono espresse al superlativo: il disastro è sempre enorme, l’evento di inaudita potenza, l’esito assolutamente imprevedibile. Un attimo dopo interviene l’impegno perentorio: il governo si mobiliterà affinché queste cose non capitino più. Anzi si promette qualcosa anche di più ambizioso: la messa in sicurezza del territorio, espressione priva di senso compiuto, senza forse rendersi conto dell’irraggiungibilità di quell’obiettivo nel paese dei tanti rischi.


E’ l’impegno del giorno dopo, mosso da un bel po’ di coscienza opaca per avere già tradito quello della penultima volta; è la reiterata promessa che vuol avere un’azione tranquillizzante, sedativa nei confronti delle reazioni, delle polemiche montanti sulle macerie. Si cerca di chi è la colpa, si denuncia la lentezza dei soccorsi, il collasso inaspettato di edifici che non dovrebbero subirlo: di scuole, di ospedali, di caserme, dei luoghi da cui dovrebbe muoversi chi soccorre piuttosto di esser loro stessi soccorsi. Il mancato allarme, il “si poteva prevedere”, spunta quasi sempre, e qualche volta anche a ragione, soprattutto se il segno sulle carte del rischio aveva un colore rosso scuro e se un raro terremoto ha lanciato qualche segnale premonitore del suo arrivo che non si è voluto riconoscere.

Tutto è consentito per rassicurare quando il terremoto, nella consapevolezza collettiva, nella percezione delle dimensioni del rischio incombente, diviene un evento minaccioso il cui effetto distruttivo sembra non poter essere contrastato. Proprio come sta accadendo in quest’inizio di secolo, cominciato piuttosto male: nel 2002 a San Giuliano di Puglia, un piccolo terremoto che fa cadere una scuola su una scolaresca; ancora nel 2009, centouno anni dopo Messina e Reggio Calabria, un altro capoluogo, di regione, L’Aquila, viene sconquassata da un terremoto che non è nemmeno il suo massimo storico. Passano altri quattro anni, nel 2012 una scossa molto violenta colpisce l’Emilia mettendo a terra intere filiere produttive tanto ricche quanto incredibilmente fragili. Poi, nel 2016 accade che Amatrice, sulla quale la protezione della normativa sismica operava da quasi un secolo, viene polverizzata da una scossa di magnitudo 6.0, e deve piangere 298 vittime.

Poco dopo, invece, Norcia, con una magnitudo superiore di 6.5 non ha nessuna vittima e solo danni relativamente consistenti. Ma Norcia era stata già ricostruita due volte nel ‘79 e nel ‘97 del secolo scorso dopo altrettanti terremoti, e quindi una considerazione raggelante: essere stati rassicurati a lungo dalla nostra prevenzione, come ad Amatrice, non serve; piuttosto è necessario essere sopravvissuti a due terremoti distruttivi ed esser stati poi gratificati da altrettante ricostruzioni oneste e qualificate come a Norcia. Ulteriore riscontro, quindi, alla conclamata insufficienza dell’azione di prevenzione durata più di un secolo, attraverso il lentissimo procedere della classificazione sismica del territorio e l’applicazione, nei comuni via via classificati, della normativa tecnica ma solo per le nuove costruzioni.

D’altronde nessuno può far finta di non sapere da sempre che l’azione di prevenzione inaugurata dal terremoto di Reggio e Messina nel 1908, ad un secolo di distanza non ha dato quello che per altro non aveva mai potuto promettere: la protezione del patrimonio edilizio più antico e nemmeno di quello recente dove la classificazione era arrivata tardi. Insomma, che la prevenzione fosse una coperta corta era cosa nota, ma forse si è a lungo sperato che fosse almeno un po’ più pesante. Il patrimonio edilizio più antico così è diventato lo zoccolo duro del problema, mentre nuove fragilità si sono aggiunte. Come a Casamicciola, già rasa al suolo nel 1883, dove l’ultimo terremoto del ’17 ha riproposto il tema dell’abusivismo, dell’impressionante quantità di edilizia illegale che ha devastato l’isola verde, come veniva chiamata Ischia, determinando nuove tragiche vulnerabilità.

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Fonte: Eddyburg.it
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Articolo tratto interamente da Eddyburg.it 


8 commenti:

  1. Caro Vincenzo, dopo che è successo se ne parla fino alla nausea, ma il risultato mi pare che non si veda mai restano sempre solo parole.
    Ciao e buon inizio delle settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Tomaso hai perfettamente ragione, troppe parole e pochi fatti.

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  2. Indubbiamente sì. Costruzioni adatte con materiali adatti. E realmente non solo sul progetto presentato in comune.
    Poi, ha ragione Tomaso. Appena succede un evento simile si grida al lupo, si promettono mari e monti. E poi tutti se ne dimenticano

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    1. In primis bisogna classificare tutti gli edifici e adeguarli contro eventuali terremoti.

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    2. Certo. Però un adeguamente vero, reale, non solo sulle pratiche.
      Mi spiego. Asti-Cuneo asfalto che doveva misurare cm X. Al collaudo era quasi la metà. Ecco a cosa mi riferivo. Al controllo che gli adeguamenti siano fatti realmente e non per finta. Perchè si sa che noi italiani siamo furbetti

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  3. Indubbiamente in uno Stato come l'Italia dove i terremoti ci sono (ed ultimamente ancora più spesso di quanto non sia stato in passato) una seria attività di prevenzione andrebbe fatta. Certo avrebbe già dovuto essere in corsa da tanti ma tanti anni questa cosa. Purtroppo come ha giustamente detto Tomaso dopo che si è manifestato un terremoto, se ne parla ogni volta fino allo sfinimento - ma se ne parla soltanto.
    Con il terremoto che viene dopo - perchè uno dopo ne viene sempre, si rimane allo stato in cui si era precedentemente senza alcun miglioramento in fatto di prevenzione.
    Bisogna dire che non aiuta il fatto che spesso alcune case siano costruite, alla cavolo di cane e con materiale scadente non rispettando le regole di sicurezza. Non dico di costruire tutto in maniera anti-sismica ma almeno di costruire con materiale adeguato e rispettando le regole di sicurezza.
    Spero sempre che qualche cosa possa cambiare in meglio - ma i fatti dimostrano sempre il contrario purtroppo. Quando le cose sono troppo complicate nessuno fa mai nemmeno un passo in avanti.
    E' tempo di evolversi e lo sarebbe anche per tante altre cose ......
    impianti d'acqua potabile che perdono litri e litri e non vengono mai sistemati, controlli dei fiumi e dei loro alvei ed attività sul territorio che non vengono mai messe in atto. Basta parlare, siamo stufi di parole vacue che non portano a nulla. E' ora di agire per il meglio !

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    1. Bisognerebbe adeguare l'intero patrimonio edilizio italiano.

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