lunedì 10 aprile 2017

Il cambiamento climatico genera migrazioni forzate


Articolo da Comune-info 
di Maria Rita D’Orsogna


Succede in Louisiana, Brasile, New York, Australia, Thailandia, Filippine, Alaska. Succede un po’ dappertutto per le comunità di mare. Gente che vive sulle coste e che deve abbandonare le proprie case per colpa di erosione, innalzamento dei livelli del mare, tempeste violente, perdita di terreno.

Secondo un recente articolo pubblicato su Nature Climate Change sono circa 1 milione le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Per la precisione 1 milione e 300mila. E mentre fino a pochi anni fa si cercava di proteggere quello che c’era, adesso l’atteggiamento prevalente è di andare via.

Cosa fare infatti con l’arrivo di mareggiate senza precedenti, allagamenti e continuo innalzarsi del mare? Si possono alzare le strade e le case, cercare di proteggere le lagune, migliorare i codici con cui si costruisce. Ma si può anche decidere di lasciare perdere, visto che i costi sono elevati, ed è certo che il clima e l’ambiente non torneranno quelli di prima. È questo il dilemma delle comunità costiere.

Storicamente, migrazioni di massa collegate alle condizioni climatiche sono molto ben documentate, e quello che viviamo adesso – appunto il milione e trecentomila anime che hanno dovuto lasciare le proprie case – è la manifestazione dei nostri tempi del problema. Durante il secolo 1900-2000 i livelli del mare si sono innalzati di ben dodici centimetri. Le previsioni sono di varie decine di centimetri in questo secolo. Secondo alcuni studi circa 470 milioni di persone perderanno la casa.

Alcuni ricorderanno l’uragano Sandy che colpì le coste del New Jersey nel 2012: molte delle case sono state rasate al suolo e mai piu ricostruite. Dopo il tifone Haiyan del 2013 le Filippine hanno messo il divieto di costruire a cinquanta metri dalla costa e hanno forzato l’evacuazione di 80.000 persone. Dopo lo tsunami del 2004, almeno 22.000 case sono state perse e non più ricostruite in zone costiere. A volte la gente via via in modo preventivo, e cioè prima che ci siano i disastri: le città vengono evacuate perché i cambiamenti climatici stanno piano piano portando via coste e case e non si vuole aspettare “il grande evento”.

In Louisiana accade lo stesso: qui l’erosione dovuta alle estrazioni di petrolio e di gas ha fatto perdere case, terreni e coste. Il caso più eclatante è quello di Shishmaref in Alaska, città costruita sul ghiaccio e che è destinata a morire. Siamo a 160 miglia dalla Russia, il ghiaccio scompare. Nevica sempre di meno, e sempre più tardi e il ghiaccio si scioglie prima o neanche si forma. L’erosione monta.  L’assenza di ghiaccio fa sì che durante le tempeste pezzi interi di costa vengono triturati e finiscono in mare, senza protezione. Una delle case è già crollata in mare nel 2006. Norman era un ragazzino che nel 2007 cadde risucchiato dal ghiaccio di Shishmaref che si scioglieva e morì.

Ogni secondo pompiamo in atmosfera 1.200 metri cubi di CO2. Il pianeta si è surriscaldato, in media di un grado centigrado dalla rivoluzione industriale ad oggi, una enormità. L’Artico ha avuto livelli di aumento di temperatura doppi che il resto del pianeta. In Alaska ci sono almeno trentuno villaggi a rischio di scomparire, come Shishmaref: dodici di questi villaggi stanno cercando di capire dove e come evacuare, perché sanno che non c’è speranza. Siamo noi a causare tutto ciò, bruciando fonti fossili a ritmi allarmanti. Se l’obiettivo è di contenere l’aumento della temperatura a due gradi centigradi, una sola cosa si deve fare: non pompare mai più petrolio.

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Fonte: Comune-info  


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Articolo tratto interamente da 
Comune-info




9 commenti:

  1. Si intravede sempre più chiaramente il futuro del nostro pianeta. E la mancanza di futuro a lunghissimo termine per chi lo abita.

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  2. Caro Vincenzo, io nella mia l'unga vita ho visto molti cambiamenti, e ora che presto me ne andrò so che i miei nipoti vedranno cose disastrose.
    Ciao e buona settimana santa con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Solo il rispetto verso l'ambiente e la natura, può portare a un cambiamento.

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  3. E' un dato di fatto che oramai il mare sta erodendo i luoghi delle coste a causa di cambiamenti climatici. Sono già sparite alcuni isolotti come per es Lohachara qualche anno fa precisamente dicembre 2006

    Scrivevo allora: "Lohachara, piccola isola nel Golfo del Bengala: se qualcuno la conosceva le faccia ciao ciao con la manina, chi non sapeva neanche che esistesse ma adesso si é messo addosso una fortissima curiosità di visitarla, ci rinunci. E' stata letteralmente inghiottita dal mare e non esiste più.

    Roba da fare invidia alle magie di David Copperfield....

    Attenzione, niente Tsunami, in realtà semplicemente innalzamento del livello del mare che ha provocato nel tempo la crescita dell'oceano e la sparizione dell'isola. Sono stati infatti evacuati senza problemi i 10.000 abitanti che ne facevano parte.

    Quanto accaduto é stato riportato dal sito del quotidiano inglese "The Independent", ma la notizia davvero incredibile é che non si tratta di un caso isolato, che altri già se ne sono verificati ed altri ancora sono in fase di completa....realizzazione.

    Si tratta del primo lembo di terra abitata che scompare ma non del primo tratto di terra che viene inghiottito dal mare per effetto dell'innalzamento dell'oceano a seguito del surriscaldamento del pianeta."

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    1. Ricordiamo che anche le coste italiane sono destinate a finire sott'acqua.

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  4. piccola postilla: ora, stiamo arrivando ad aree geografiche ben più popolate di quell'isoletta, e quindi il problema è ancora più serio e preoccupante.

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  5. Il guaio è che anzichè aver cura dell'ambiente tanti paesi aumentano sempre più le spese militari mentre sarebbe necessario fare esattamente il contrario. Saludos.

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    1. L'uomo si pensa immortale, ma non ha ancora capito che alla fine è un granello di sabbia nell'universo.

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