lunedì 25 settembre 2017

Il razzismo in Italia


Articolo da Altrenotizie

L’abbandono dello Ius Soli da parte del Partito Democratico certifica l’esaurirsi di ogni più piccolo ruolo di barriera culturale e politica alla barbarie montante. Dimostra la definitiva subalternità di un partito incapace di difendere principi e sostenere interessi che non siano quelli delle banche e delle grandi imprese e consegna con ciò il suo ruolo di collante sociale alla più dannosa inutilità. La scusa è la mancanza di consenso parlamentare, ma si tratta di inizio di campagna elettorale.

Oltre che giusto, approvare lo Ius Soli sarebbe stato un segnale forte ad un paese ormai bersagliato da un odio maniacale iniettato via politica e mediatica nelle sue vene. Vittima silente del sonno della ragione, l’Italia non è invasa dagli stranieri ma da trasmissioni televisive che fingono di esercitare il diritto di cronaca per dare voce a criminali travestiti da giustizieri, ad articoli di giornale che accarezzano gli istinti più bassi, con i social media ormai divenuti palestra dei webeti e degli odiatori a tempo indeterminato.

L’Italia ha in buona parte perso il senso comune del civismo e della solidarietà, del buon senso e della ragione. E' sommersa da razzismo, qualunquismo, spaccio d’odio gratuito e a volte inconsapevole, istintivo spesso, ma in diversi casi voluto e pianificato. Ormai sembra inarrestabile la furia iconoclasta degli ignoranti. Uno stato di simbiosi al servizio di una operazione sociopolitica è in corso.
Ci campano sopra una messe di politicanti ignobili che speculano sulle paure per prendere voti, sospinti dai giornali di destra eccitati dal fascismo che lanciano bufale per vendere copie. E’ così che l’intera vicenda delle migrazioni ha assunto il carattere generale delle fake news.

Le bugie, grossolane e continue, hanno sostituito completamente la verità dei fatti, persino il racconto della cronaca. I numeri vengono artatamente gonfiati a dismisura e alcuni sondaggi inventati servono a cavalcare l’onda, che porta alla totale dicotomia di giudizio nei confronti – persino - della violenza sessuale: la vittima e il carnefice non sono distinguibili per quanto fatto ma dal colore che hanno.

L’Italia, dove fino a pochi decenni orsono vigeva il delitto d’onore nel codice penale, è il paese con il più alto numero di femminicidi d’Europa. Sei stupri su dieci sono ad opera di italiani, spesso fidanzati, conviventi o parenti delle vittime, ma solo se è un extracomunitario si fa cenno con aggiunta di rabbia alla nazionalità del carnefice. Il colpevole, insomma, non è una storia di odio verso le donne ed ignoranza, ma è il colore.

Nulla risponde al vero di quanto viene spacciato nella propaganda razzista: solo per citare un esempio, le case ai clandestini non esistono: per il semplice fatto che sono clandestini non possono essere soggetti riconoscibili e destinatari di qualunque diritto. Ovvero: se non sappiamo chi sono e dove sono, come facciamo a dar loro alloggi?

Migranti che ci tolgono il lavoro, dicono, ma anche questo è falso. Semmai ci permettono di non mandare l’Inps al collasso con i loro contributi. Precario, con paghe ignobili e orari indegni, il lavoro è ridotto a schiavitù, ma piuttosto che chiedere il ripristino della civiltà del lavoro, la sue centralità nella vita quotidiana, ce la prendiamo con chi è più schiavo di noi. Basta essere padri o figli adulti per sapere che i ragazzi italiani non vengono assunti nel commercio: si preferiscono gli extracomunitari, ricattabili e soggiogabili, cui assegnare ruoli, orari, paghe e inquadramenti (quando ci sono) da schiavi moderni, tenendosi al riparo da vertenze e altro. Ma noi, invece di accusare e colpire i commercianti evasori e assetati di profitti illegittimi, accusiamo i migranti di toglierci il lavoro.

Allora si passa alla criminalità, come se la nazione che ha dato vita a mafia, ndrangheta, camorra, sacra corona unita, mafia del Brenta e banda della Magliana, prima dell'arrivo dell'immigrazione fosse stata un'oasi di legalità. Poi c’è il denaro: ci si riferisce ai famosi 35 euro giornalieri in carico all’amministrazione dello Stato per ogni migrante dei CIE. Ma che arrivino ai migranti è totalmente falso: i migranti non vedono un euro e quei 35 (quando ci sono) vanno nelle tasche delle strutture che stipulano contratti che poi si guardano bene dall’onorare.


Sarebbe naturale chiedere l’arresto dei titolari di quelle strutture, ma dato che spesso sono legate ai politici di turno, se ne fa a meno, preferendo incolpare i migranti delle ruberie delle italianissime cooperative o società di servizi. L’importante è spararla grossa, trasformare l’informazione in disinformazione, costruire consenso su bugie conclamate che servono all’innesco di un clima da fascismo sociale che tornerà utile sul terreno elettorale.

Del resto i partiti che dovrebbero contrastare sul piano politico la diffusione del morbo razzista si guardano bene dal farlo per interessi elettorali. Piuttosto che svolgere la funzione pedagogica che gli è propria, preferiscono accarezzare il pelo al clima in voga, rinunciando al sacrosanto Ius soli, appunto.

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Fonte: Altrenotizie

Autore: 
Fabrizio Casari
Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da Altrenotizie.org 



The Green Duck - Blow It Away


Oggi musica folk e irish nel mio blog. Pubblico un brano del gruppo bretone The Green Duck .

Il brano scelto è rilasciato con licenza Creative Commons.

Credits:

Sito ufficiale: https://www.thegreenduck.net/

Jamendo: https://www.jamendo.com/artist/495122/the-green-duck

Facebook: https://www.facebook.com/thegreenduckband/




Video credit JamendoTV caricato su YouTube - licenza : Creative Commons

Questo blog sostiene il Copyleft e quindi anche la musica libera, se sei un artista e vuoi pubblicare il tuo video, basta contattarmi via email


Elezioni in Germania: la Merkel si conferma, ma crollano i partiti tradizionali, avanza la destra xenofoba di Afd


Articolo da Radio Onda d’Urto

Elezioni Germania. Si conferma cancelliera, per la quarta volta, la leader dei democristiani della CDU Angela Merkel, che però insieme al suo partito ha perso quasi 10 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2013, dal 41,5% dell’epoca all’odierno 32,9%.

Voti persi dalla Merkel ma che non sono andati allo sfidante Martin Schulz e all’SPD. Anche i socialdemocratici, infatti, sono crollati dal 25% del 2013 al 20% di questa tornata, il peggior dato della storia del partito. La maggior parte dei voti persi dai partiti tradizionali sono invece stati raccolti dalla destra xenofoba e anti-immigrati di Afd che ha conquistato il 13,2%.
Al loro interno si manifestano però spaccature con la portavoce Frauke Petry la quale ha annunciato stamattina che non farà parte del gruppo parlamentare del partito.


Confermano i risultati delle scorse elezioni i Verdi, con il 9,1% e Die Linke con il 9%. Il 10,4% va infine ai liberali dell’Fdp. La nuova composizione del Bundestag vede quindi la maggioranza (indebolita) della CDU con 243 seggi, a seguire l’SPD con 153 seggi, Afd con 98 seggi, 77 per l’Fdp, Die Linke e i Verdi con 67 seggi ciascuno.

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Intervento audio su Radio Onda d’Urto 


Fonte: Radio Onda d’Urto 

Autore: redazione Radio Onda d’Urto

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da Radio Onda d’Urto 


Elezioni Germania: risultati definitivi



Ieri si sono tenute in Germania le elezioni per eleggere i membri del nuovo Bundestag, il parlamento tedesco.

Ecco i risultati definitivi tratti da Wikipedia.

Partito collegio elettorale lista di partito Totale
posti a sedere
+/–
voti % sedili voti % sedili
Unione Cristiano Democratica (CDU) [a] 14,027,804 30.2 12,445,832 26.8 200 –55
Partito Socialdemocratico (SPD) 11,426,613 24.6 9,538,367 20.5 153 –40
Alternative per la Germania (AFD) 5,316,095 11.5 5,877,094 12.6 94 +94
Partito liberale (FDP) 3,248,745 7.0 4,997,178 10.7 80 +80
La Sinistra (Die Linke) 3,966,035 8.6 4,296,762 9.2 69 +5
Alleanza 90 / I Verdi (GRÜNE) 3,717,436 8.0 4,157,564 8.9 67 +4
Christian Social Union in Bavaria (CSU)[a] 3,255,604 7.0 2,869,744 6.2 46 –10
Gli elettori gratuiti 589,116 1.3 463,052 1.0
Partito Democratico Ecologico 166,132 0.4 144,772 0.3
il PARTY 245,415 0.5 452,922 1.0
Bavaria partito 62,556 0.1 57,952 0.1
Partito Pirata in Germania 93,173 0.2 173,867 0.4
Partito Nazionale Democratico 45,239 0.1 176,715 0.4
Partito marxista-leninista 35,835 0.1 29,928 0.1
Protezione dell'ambiente Human Animal 22,887 0.0 373,278 0.8
LaRouche 15,993 0.0 6,735 0.0
Protezione degli animali Alliance 6,108 0.0 32,218 0.1
Partito comunista tedesco 7,514 0.0 11,713 0.0
I Violets - per la politica spirituali 2,187 0.0
Alliance C 1,715 0.0
nuovi liberali 877 0.0
La destra 1,166 0.0 2,070 0.0
l'unità 373 0.0
V-Party 1,204 0.0 64,130 0.1
ricerca sanitaria 1,524 0.0 23,597 0.1
Alleanza per la Germania 5,144 0.0
mondo umano 2,144 0.0 11,653 0.0
Partito Socialista Uguaglianza 903 0.0 1,346 0.0
B* 672 0.0 932 0.0
I Grigi 4,311 0.0 9,874 0.0
il. 767 0.0 3,018 0.0
MG 2,568 0.0 5,606 0.0
Family Party 505 0.0
Le donne 431 0.0
Partito Locatario 1,322 0.0
BGE 97,386 0.2
DM 63,133 0.1
recensione 60,826 0.1
AD-DEMOKRATEN 41,178 0.1
gli umanisti 5,989 0.0
Altri 100,657 0.2
indipendenti 2,455 0.0
Non validi / schede bianche 593,161 1.3 466,942 1.0
Totale 46,973,799 100 299 100 391 709 +78
elettori registrati / affluenza 61,675,529 76.2

Fonte risultati:
Bundeswahleiter (299 su 299 collegi elettorali )

Fonte e tabella: Wikipedia

All'Autunno di John Keats


All'Autunno

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
Tu, intima amica del sole al suo culmine,
Che con lui cospiri per far grevi e benedette d'uva
Le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
Tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
E colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
Tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
I gusci di nòcciola e ancora fai sbocciare
Fiori tardivi per le api, illudendole
Che i giorni del caldo non finiranno mai
Perché l'estate ha colmato le loro celle viscose:
Chi non ti ha mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
Seduta senza pensieri sull'aia
Coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
O sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
Intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
Risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
La testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
O, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
Sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.
E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una tua musica ce l'hai -
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
E toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
Allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
Dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
Piangono tra i salici del fiume,
E agnelli già adulti belano forte dal baluardo dei colli,
Le cavallette cantano, e con dolci acuti
Il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
Si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

John Keats

domenica 24 settembre 2017

Il progresso



"Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e l'autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono. Il "progresso", un tempo la manifestazione più estrema dell'ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato all'altra estremità dell'asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso "progresso" sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua. Il progresso è diventato una sorta di "gioco delle sedie" senza fine e senza sosta, in cui un momento di distrazione si traduce in sconfitta irreversibile ed esclusione irrevocabile. Invece di grandi aspettative di sogni d'oro, il "progresso" evoca un'insonnia piena di incubi di "essere lasciati indietro", di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta."

Zygmunt Bauman

Tratto da Modus vivendi, Laterza, 2008


24 settembre 1991 – Esce il disco Nevermind dei Nirvana



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nevermind è il secondo album in studio del gruppo musicale statunitense Nirvana, pubblicato il 24 settembre 1991 dalla Geffen Records.

Nevermind è ritenuto uno degli album fondamentali degli anni novanta e della storia del rock in generale. Venne classificato alla posizione 17 della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone e alla terza posizione nella classifica dei 100 migliori album di sempre stilata dalla rivista inglese Q. Nevermind fa parte delle registrazioni preservate nella United States National Recording Registry.


A dispetto delle basse aspettative commerciali del gruppo e della casa discografica (obiettivo dichiarato della Geffen era quello di raggiungere le 250.000 copie vendute, per poter eguagliare Goo, l'album dei Sonic Youth pubblicato l'anno precedente), Nevermind divenne un enorme successo alla fine del 1991, soprattutto grazie alla popolarità acquisita dal primo singolo estratto da esso, Smells Like Teen Spirit. Nel gennaio 1992, il disco riuscì a spodestare Dangerous di Michael Jackson dalla vetta della classifica statunitense Billboard 200. L'album produsse inoltre altri tre singoli di successo: Come as You Are, Lithium, e In Bloom. La Recording Industry Association of America ha certificato l'album disco di diamante (più di 10 milioni di copie vendute), e si stima che abbia venduto nel complesso circa più di 24 milioni di copie nel mondo (dati aggiornati al 2008). Con cifre come queste, Nevermind divenne il disco di maggior successo commerciale del gruppo di Seattle. Unanimemente considerato l'apice della produzione artistica del gruppo e di tutto il genere grunge, è annoverato tra i migliori album discografici di ogni epoca ed ebbe tra i suoi meriti quello di aumentare la popolarità dell'alternative rock. Ha totalizzato 266 settimane nella classifica album di Billboard.

Nevermind fu il primo album registrato dai Nirvana per la Geffen Records e con Dave Grohl alla batteria. La tecnica compositiva alla base di questo lavoro è estremamente omogenea: l'utilizzo di melodie pop, di immediato appeal, ma affiancate da sonorità e linee vocali aggressive, quasi punk; l'utilizzo della forma canzone "classica" (strofa-ritornello-strofa ritornello); un lavoro di produzione musicale apparentemente molto semplice, ma in realtà molto ricercata, e non ultima la poderosa campagna promozionale e la produzione di videoclip promozionali estremamente azzeccati sono alcuni fra i fattori che contribuirono al successo planetario di questo lavoro. In realtà gli elementi citati non possono essere considerati del tutto originali: altri gruppi come gli Hüsker Dü e, soprattutto, i Pixies avevano esplorato questi territori musicali diversi anni prima, senza tuttavia nemmeno avvicinarsi al successo di pubblico del secondo album dei Nirvana. Lo stesso Cobain dichiarò spesso di essere ben consapevole di non potersi definire il primo autore ad aver fatto ricorso al pop per rendere maggiormente brillanti le sonorità punk: citò infatti proprio Surfer Rosa dei Pixies come fonte di ispirazione. Punto di svolta fu il singolo Sliver, pubblicato su etichetta Sub Pop nel 1990 (prima che Grohl si unisse al gruppo), del quale Cobain disse:

« Era come una specie di dichiarazione d'intenti, in qualche modo. Avevo dovuto scrivere un brano pop e pubblicarlo su singolo per preparare il pubblico alle sonorità del nostro prossimo album. Volevo comporre altri brani come questo. »

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venerdì 22 settembre 2017

L'Angolo del Rockpoeta®: "Working Class Hero"


Angolo curato e gestito da  Daniele Verzetti il Rockpoeta®

Questa "poesia - dialogo" tra padre e figlio mi è stata ispirata da questo post sul blog di Cavaliere Oscuro. il titolo è volutamente una citazione del celeberrimo brano di Lennon il cui testo ancora oggi è di grande forza ed attualità.

WORKING CLASS HERO

Sai, figliolo, una volta era diverso
Non meno duro, differente.

Turni insostenibili
Sicurezza sul lavoro inesistente
Ma erano altri tempi.

Potevi lottare
Innalzare voci e pensieri
Levare mani al cielo.

E riempivi le piazze
Credendoci
Ottenendo 
Poco, forse,
Ma ottenendo.

Sai
Oggi per noi giovani è diverso
Siamo una classe operaia 2.0
Anzi forse non esiste neanche più questo termine
E quindi neanche il concetto di operaio.

Lavoriamo sui computer
A testa bassa
In completa solitudine
E feroce concorrenza.

Oggi le lotte le lasciamo agli altri
A chi ancora ci crede
E non vede l'illusione di quello che avete creduto di ottenere.

Figlio
Non sono d'accordo
Voi non siete schiavi moderni per assenza di diritti
Ma per una loro costante sottrazione
E per una vostra incapacità di difenderli.

Forse hai ragione,
Ma intanto io e Silvia non possiamo sposarci
Avere una famiglia
E questo nonostante tu mi abbia fatto laureare
Con sacrifici economici che ben conosco.

Ed allora siamo due falliti
Io forse pa' più di te perché non so neanche dove lottare
Cosa combattere
E con quale grimaldello fare breccia 
In questa società di anime superficiali.

Sono un perfetto ingranaggio
Di questa macchina diabolica
E non so come diventare granello di sabbia
Non so se basterà riuscire  a diventarlo
Se altri mi seguiranno, mi seguirebbero.

Oggi molti di noi non sono altro che una moltitudine frustrata
Con occhi bassi su display luminosi e tristi
All'affannosa ricerca dell'oblio

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 

L'articolo originale è pubblicato su L'Agorà

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.


Pollice su e giù della settimana


Salute: con 150 minuti di attività fisica a settimana si evitano l'8% dei decessi tratto da Meteo Web





Terremoto in Messico: vittime e crolli tratto da Web sul blog








giovedì 21 settembre 2017

Un abbraccio



"Quanti significati sono celati dietro un abbraccio? Che cos'è un abbraccio se non comunicare, condividere e infondere qualcosa di sé ad un'altra persona? Un abbraccio è esprimere la propria esistenza a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada, nella gioia che nel dolore. Esistono molti tipi di abbracci, ma i più veri ed i più profondi sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti. A volte un abbraccio, quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt'uno, fissa quell'istante magico nell'eterno. Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso, fa vibrare l'anima e rivela ciò che ancora non si sa o si ha paura di sapere. Ma il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo."

Pablo Neruda



Comunicazione di servizio: ripartono le interviste





Voglio informare gli amici e lettori di questo blog, che presto tornerò a pubblicare interviste su diversi temi.

Se vuoi essere intervistato, basta contattarmi via mail, cliccando sul banner "Contatti".

Canzone d'Autunno di Paul Verlaine


Canzone d'Autunno

I lunghi singulti
dei violini
d'autunno
mi lacerano il cuore
d'un languore
monotono.

Pieno d'affanno
e stanco, quando
l'ora batte
io mi rammento
remoti giorni
e piango.

E mi abbandono
al triste vento
che mi trasporta
di qua e di là
simile ad una
foglia morta.

Paul Verlaine



mercoledì 20 settembre 2017

Dal 21 Settembre in tutta Europa entra in vigore il Ceta



Comunicato da Stop TTIP Italia

Il 21 Settembre il CETA, salvo problemi dell’ultim’ora, l’accordo di liberalizzazione tra Canada e Europa, entrerà in vigore in modalità provvisoria, abbattendo quindi dazi e dogane tra Canada e Europa, e mettendo in piedi le commissioni bilaterali in cui cercheranno di mettere mano, per puro amore di commercio, agli standard in vigore sulla sicurezza alimentare, sull’ambiente, sulla sicurezza dei prodotti, sul lavoro, solo per citare alcuni temi scottanti.

Possiamo ancora fermarlo insieme, però, e riaprire in Europa una discussione più seria su che cosa vuol dire affidare agli interessi dei pochi che guadagnano con un trattato commerciale come questo, il destino e i diritti di tutti noi. Basta che un solo Paese ne blocchi la ratifica. Con l’impegno di tutti noi l’Italia può essere quel Paese. 

Il Belgio ha ufficialmente chiesto alla Corte Europea di Giustizia di verificare se il CETA violi o no i principi costitutivi dell’Unione Europea, e la Francia ha istituito una Commissione nazionale per valutarne gli impatti prima di esaminarlo, e la commissione ha segnalato i gravi rischi per la salute e l’ambiente che ne potrebbero derivare.


In Italia, invece, dal 26 settembre il Senato potrebbe votare la ratifica del CETA. Come la scorsa estate dobbiamo spingere i senatori italiani a portare il CETA fuori dall’agenda e consegnarne la ratifica. Spiegando loro, proprio sotto elezioni e con tutti gli strumenti possibili, che se dicono si al CETA non li votiamo più.

Continua la lettura su Stop TTIP Italia


Le proprietà benefiche dei pistacchi


Articolo da TuttoGreen

Il pistacchio è una frutta secca davvero particolare: non solo è buonissimo, ma possiede anche diverse proprietà benefiche per la nostra salute, che ne fanno un alimento davvero consigliato nell’ambito di una dieta equilibrata. Scopriamo meglio come mai…

Piccoli ma preziosi, i pistacchi sono i semi contenuti nei frutti dell’albero (pistacia vera) della famiglia delle anacardiaceae. La pianta è originaria del Medio Oriente, cresce favorevolmente in climi caldi e secchi e si adatta alla siccità. Il pistacchio ha trovato in Sicilia, dove è stata portata dagli Arabi, uno dei suoi migliori habitat. Tanto che i pistacchio di Bronte è una delle specialità alimentari più famose e ricercate.

L’albero di pistacchio, che può vivere più di 300 anni e superare i 10 metri di altezza, è coltivato diffusamente nei paesi del Medio Oriente. Iran, Turchia e Siria sono i maggiori produttori mondiali. Ma anche in California, in Cina, nei paesi europei affacciati al Mediterraneo oltre all’Italia, Spagna e Grecia in particolar modo, viene coltivato.

Le proprietà del pistacchio

Recenti studi hanno rivisto in parte un aspetto un po’ demonizzato di questo ingrediente della cucina naturale, cioè il valore calorico del pistacchio. In realtà è inferiore rispetto a quanto si creda comunemente.

Se ne consiglia comunque sempre un consumo ragionevole, ad esempio non più di una manciata al giorno. Prediligete sempre il prodotto in versione non salata, specie se soffrite di ipertensione, diabete e obesità.

Ma cosa contiene il pistacchio?

Ecco cosa contiene. Abbonda in sali minerali, in fosforo, calcio, potassio, manganese e ferro.

Inoltre contiene le sostanze tipicamente antiossidanti, il betacarotene e il gamma-tocoferoleo, cioé le vitamine A ed E. Queste sostanze contribuiscono alla protezione della pelle e degli occhi, all’azione antinvecchiamento contro i radicali liberi, rafforzata dalla luteina particolarmente importante per mantenere in salute la vista.

Il pistacchio contiene infine le vitamine B1 e B6 indispensabili per lo svolgimento delle principali funzioni vitali. Inserire i pistacchi nella dieta serve a ridurre il colesterolo LDL.

Viene infatti ridotto l’assorbimento di colesterolo e, contemporaneamente, ne viene combattuta l’ossidazione che comporta danni ai vasi sanguigni. Viene quindi contenuto il conseguente pericolo di malattie cardiovascolari.


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Fonte: TuttoGreen

Autore: 
Maura Lugano

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported


Articolo tratto interamente da 
TuttoGreen



Proverbio del giorno



La falsità, l'invidia e l'arroganza, sono tre sorelle, figlie dell'ignoranza.


Terremoto Messico: video


Ecco alcune immagini che provengono dalla rete, sul sisma che ha colpito il Messico.

 

Video credit Crazy Boom caricato su YouTube



Video credit Felipe Lavanderos caricato su YouTube


Terremoto in Messico: vittime e crolli

Earthquake 5 km ENE of Raboso, Mexico, 2017
Torna a tremare di nuovo la terra in Messico nella giornata di ieri. La scossa di 7.1 è avvenuta quando in Italia erano da poco passate le venti, devastando il Paese nel trentaduesimo anniversario del sisma del 1985 e a dodici giorni dal terremoto di 8.2, avvenuto il 7 settembre scorso. L'epicentro è stato localizzato a dodici chilometri a sudest di Axochiapan, nello stato di Morelos, circa 160 chilometri dalla capitale messicana.

Si segnalano numerosi crolli di edifici in varie parti delle zone colpite e con gravi danni ovunque.

Si fa di ora in ora più drammatico il bilancio delle vittime (al momento oltre duecento) soprattutto a Città del Messico, dove è crollata una scuola nella zona di Coyoacan: qui i soccorsi hanno già recuperato trenta corpi, ventisei dei quali sono bambini.


In queste ore i soccorritori sperano tuttavia di riuscire a salvare ancora delle persone sotto le macerie.


Photo credit United States Geological Survey USGS [Public domain], via Wikimedia Commons


martedì 19 settembre 2017

Le nuove scritture working class


Articolo da Giap - Il blog di Wu Ming
di Alberto Prunetti *


Primo antefatto. Respira e intona il mantra: «Class is not cool»


Un libro racconta la storia di un educatore precario, figlio di un operaio di una fonderia. Padre e figlio si incontrano a parlare il sabato pomeriggio allo stadio. Come viene descritto quel romanzo inglese in Italia? Come un libro sul calcio. Ma in realtà quel romanzo è un racconto sulla classe operaia. Sulla working class inglese, che notoriamente attorno alla birra, al pub e al football aveva costruito elementi di convivialità e socialità. Dopo la fabbrica, ovviamente, ma quella era già stata smantellata. Così in Italia si adotta come un libro sul calcio quello che invece è un romanzo che racconta una classe sociale. La working class inglese.
Guai infatti a parlare di classe operaia. Ripetere tre volte il mantra ad alta voce: la classe operaia non esiste – la classe operaia non esiste – la classe operaia non esiste. Poi comprare su una piattaforma on line una penna usb assemblata in una fabbrica cinese e chiedersi quante decine di mani operaie toccano quel singolo oggetto da Shanghai a Piacenza.

Secondo antefatto. La servitù sta al piano basso, reparto «Sociologia»



Un’amica mi racconta un episodio curioso: entrata in una grande libreria di catena di Firenze, chiede una copia del mio libro Amianto, una storia operaia. La indirizzano al piano di sotto, nel reparto sociologia. Lei domanda perché non sia in narrativa. E il commesso risponde: perché c’è scritto «una storia operaia». Aggiungerei: perché gli operai possono solo essere oggetti dello sguardo sociologico di terzi, meglio se colti e borghesi, mai protagonisti di storie raccontate con le proprie parole.

Un fatto dopo gli antefatti. Le scritture working class esistono


Appunto. Quando vuoi umiliare o attaccare un gruppo sociale, gli togli il diritto di parlare con le proprie parole. Lasci che qualcun altro lo interpreti, parli per lui o per lei. A lungo è stato così per gli indigeni, per le donne, di sicuro è ancora così per gli immigrati. Ed è così anche per gli operai. I racconti degli operai devono essere fatti da intellettuali, magari progressisti, appartenenti comunque alla classe media. Mai che gli operai possano raccontarsi da soli. Al massimo le loro storie possono essere pagine di diario o memoriali, tracce di esperienze che poi altri, intellettuali, borghesi e possibilmente maschi, interpreteranno. E invece no.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni titoli in lingua italiana scritti da operai o da figli di operai, libri che raccontavano il mondo operaio dall’interno. Queste scritture working class non sono (solo) narrativa del lavoro. Non sono la narrativa del precariato o la nuova letteratura industriale. Sono la narrativa della classe operaia, fatta da operai o da lavoratori subalterni e sfruttati. Della vecchia classe operaia e della nuova classe lavoratrice, precaria e sfruttata.


Si può raccontare il lavoro senza fare narrativa working class. Ad esempio, raccontandolo da un punto di vista che esprime lo sguardo dell’oppressore e non dell’oppresso. Si può raccontare il lavoro senza sentirsi parte di una classe subalterna, senza raccontare il conflitto sociale. Fare scrittura working class significa soffiare sul fuoco, raccontare il conflitto, alimentarlo con le parole scritte. Storicizzare. Ritrovare fili rossi, brandelli di memorie che legano la vecchia e la nuova classe operaia.


Davvero è la nuova letteratura industriale? O un’altra corrente letteraria?


Alcune delle opere che di recente hanno trattato il tema della fabbrica o del lavoro sfruttato sono state inquadrate in un revival della letteratura industriale italiana. Io credo invece che quella stagione (legata al boom economico) sia esaurita, anche se alcuni autori forse non disdegnano quell’etichetta o ne sentono vicina l’eredità. Personalmente, la trovo problematica. Forse è solo una mia difficoltà, ma lego la letteratura industriale più allo sguardo esterno (quello dell’intellettuale progressista dell’industria olivettiana) che a quello interno (penso ad autori come Guerazzi, Di Ruscio o Di Ciala). E preferisco alla letteratura industriale italiana la narrativa working class inglese. Perché non è fatta solo di fabbrica e alienazione la vita della classe lavoratrice. Dove sono il calcio, le bevute, le risate, l’umorismo greve, le risse per futili motivi, le prese di culo? Chiedetelo agli inglesi.

Prendete Anthony Cartwright. Pensiamo a Iron Towns. Titolo da letteratura industriale italiana. Ma i protagonisti non sono operai alla catena: i personaggi umani (spesso calciatori falliti figli di fonditori) sembrano solo catalizzatori di uno sfondo, di un paesaggio industriale dove la ciminiera e il campo di calcio, quasi dismessi, rappresentano la bussola della classe operaia dell’Inghilterra del Nord. Un programma di scrittura ben condensato dall’esergo che apre il libro di Cartwright:
«Attraversiamo i nostri labirinti neri, ombre ammassate. I fuochi sono ormai tutti spenti. Noi siamo il fumo che segna il mattone. Siamo il ruggito di ferro che credevate d’aver messo a tacere. Cantiamo al metallo contorto e lungo tunnel allagati, sopra distese vuote d’acqua e campi di detriti. Cantiamo di giorni migliori.»
Senza rimpiangere il passato della letteratura industriale, scriviamo adesso l’epopea stracciona della classe lavoratrice del nostri giorni.

No, sono solo scritture operaie (but I like ’em)


Parlo di scritture operaie, pertanto, limitandomi al dato materiale dell’estrazione sociale degli autori e dei temi trattati. Parlo di scritture, al massimo di narrativa working class e non di letteratura operaia. E neanche di letteratura industriale, ossia di una corrente letteraria legata agli anni Sessanta, al boom economico, all’industrializzazione del paese, a intellettuali che descrivevano, guardando da fuori, la classe operaia. Roba lontana. Parlo di scritture operaie o scritture working class per non evocare lo spettro di una nuova wave letteraria. Non si tratta di stare dentro o fuori una scuola, di una congrega o di un gruppo di lavoro. Si tratta di stare dentro o fuori la nuova classe lavoratrice. Pertanto parlo di scritture working class per riferirmi a scritture sul mondo del lavoro con un punto di vista interno, in anni di deindustrializzazione, fatte 1) da operai o 2) da figli di operai, cresciuti e socializzati nella vecchia classe operaia, o 3) da membri della nuova classe lavoratrice precaria dei servizi, delle pulizie, della ristorazione: dalla nuova working class a cui appartengono anche i working poor e i disoccupati con o senza laurea, i cottimari dei lavori, anche cognitivi, mal pagati e i precari dei lavori a chiamata.

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Fonte: Giap - Il blog di Wu Ming


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Articolo tratto interamente da Giap - Il blog di Wu Ming